Norcia: una lunga storia, spesso non facile.

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All’interno del Parco dei Monti Sibillini, nel cuore della Valnerina in Umbria, sorge una piccola grande cittadina, dalla storia millenaria, messa a dura prova non solo da avvenimenti travagliati, ma anche da disastrosi terremoti, l’ultimo dei quali risalente a due anni fa. Oggi vogliamo ripercorrerne la storia, perché ne vale assolutamente la pena!

Dal Neolitico alle invasioni barbariche, passando per San Benedetto!

L’area dell’altopiano dove sorge Norcia è pieno di testimonianze archeologiche che ci fanno supporre che la zona fosse abitata già nell’era neolitica, per poi divenire un importante centro etrusco (probabilmente il nome Norcia deriva da Nortia, dea della fortuna e del destino, venerata da questo popolo).

Durante il periodo di espansione dei Sabini, Norcia passò sotto il loro controllo, per essere poi conquistata dai Romani nel 300 a.C. La città diede i natali ad illustri personaggi dell’Impero, fra cui la madre dell’imperatore Vespasiano. Lo storico Tito Livio narra che, nel 205 a.C., la città offrì a Scipione l’Africano degli uomini come volontari per recarsi a combattere nella II Guerra Punica.

Nel III secolo d.C., con l’avvento della religione Cristiana, Norcia divenne sede di una diocesi, ad opera del vescovo di Foligno San Feliciano, e nel 480 diede i natali agli emblemi della città, i santi gemelli Benedetto e Scolastica.

A Benedetto va il merito di aver colmato quel vuoto di civiltà e valori spirituali creatosi a seguito della caduta dell’Impero Romano d’Occidente: insieme ai suoi monaci, utilizzando il suo celebre motto “ora et labora” (prega e lavora) portò in giro per l’Europa un messaggio che propugnava valori non solo spirituali, ma anche pratici, spronando le popolazioni a rimboccarsi le maniche per costruirsi un futuro.

Quest’ultimo si dimostrò profondamente incerto tra il VII ed il IX secolo,  periodo in cui Goti, Longobardi e Saraceni non risparmiarono Norcia da molteplici e violente incursioni, provocando un progressivo abbandono della città, che però non si arrese…

Dal Medioevo ad oggi, di terremoto in terremoto.

Durante l’alto Medioevo, per poter rivendere alle città vicine prodotti conservati sotto sale, i nursini (così vengono chiamati gli abitanti di Norcia) si specializzarono nel macellare gli animali, affinando una tecnica estremamente precisa (il lavoro del norcino è famoso ancora oggi).

Proprio in quel periodo, nell’abbazia della vicina città di Preci, nacque la famosissima Scuola Chirurgica, riconosciuta dalla Chiesa nel 1215 e passata alla storia per essere stata la prima in cui un ristretto gruppo di persone non religiose erano autorizzate a praticare interventi chirurgici.

Norcia stava vivendo una progressiva ripresa, e riuscì a costituirsi Libero Comune: durante tutto il 1300 conquistò molti territori limitrofi, e durante il 1400 fu spesso in lotta con i castelli circostanti, fra cui Spoleto, Cascia e soprattutto Ascoli per il dominio su Arquata del Tronto.

Dopo la peste del 1524 ed il conseguente declino delle attività cittadine, nel 1600 la città fu protagonista di un grande sviluppo artistico e sociale: vennero costruiti chiese, conventi, ospedali, monasteri e molte opere pubbliche.

Purtroppo però, i nursini non avevano finito di patire: nel 1703 e nel 1730 si abbatterono sulla città due violenti terremoti che la rasero quasi completamente al suolo. I pochi abitanti rimasti si impegnarono in una grande opera di ricostruzione, dando nuova vita al comune, che dopo un infelice intervallo sotto la dominazione francese, riprese un’esistenza florida sotto il dominio della Chiesa.

Un altro violentissimo terremoto lasciò in piedi solo 76 abitazioni nel 1859, anno prima dell’Unità d’Italia, ma la popolazione, come sempre, non ebbe paura di ricominciare tutto da capo…

Dopo le due guerre mondiali, un altro terremoto negli anni ’70 e l’ultimo nel 2016, i cittadini di Norcia continuano a non arrendersi, e tutt’ora il comune è impegnato in grande progetto di ricostruzione, per ridare splendore ad un vero e proprio gioiello, non solo dell’Umbria, ma di tutta l’Italia…

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